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Matrimonio Buddista

Il matrimonio buddista

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Il matrimonio buddista ha un significato e un valore diverso rispetto alle altre religioni e culture. Questo non significa che sia meno profondo, anzi, essendo una scelta volontaria e non necessaria da parte degli sposi, potrebbe avere un significato più intimo. Di seguito troverete informazioni e notizie utili sul matrimonio buddista e sulla religione buddista.

Matrimonio buddista: la cerimonia

Rispetto alle altre religioni il matrimonio buddista non segue un particolare rito per il matrimonio. Il matrimonio, infatti, per la religione buddista passa in secondo piano e non è necessario. Una coppia, infatti, può decidere di sposarsi secondo il rito civile e se vuole dare un significato più profondo alla propria unione può procedere al rito del matrimonio buddista.

Il rito del matrimonio buddista è un atto mediante il quale gli sposi sentono l’esigenza e vogliono coinvolgere parenti e amici nella loro unione. Il vincolo del matrimonio, quindi, secondo la religione buddista, non ha valore legale ma viene convenzionalmente accettato dalla società.

La cerimonia inizia recitando il capitolo Hoben e il Jgage, poi qualche minuto di Daimoku.

Successivamente sia gli sposi che i testimoni bevono tre sorsi di saké da tre tazze, che significano le tre esistenze di passato, presente e futuro. Poi i presenti al matrimonio buddista leggono qualche branoo un loro passo per augurare felicità agli sposi e esprimere i loro sentimenti.

Infine, la cerimonia del matrimonio buddista termina con la lettura di tre Daimoku. In Italia potete contattare l’Ubi, Unione Buddista Italiana e l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

In Italia il vincolo del matrimonio buddista non ha valore legale, quindi dovrà poi essere convalidato con le nozze civili. 

 

Matrimonio buddista: la religione

Il buddismo è una religione fondata da Buddha nell'India settentrionale verso la fine del VI secolo a.C. e si sviluppata successivamente a livello mondiale.
Il buddismo è  una religione originariamente atea, non imperniata cioè sul culto di un dio (Buddha fu contrario ai sacrifici e riti sacri, al predominio dei brahmani a ritenere il sistema delle caste un'istituzione divina), ma su una dottrina morale che propone la salvezza attraverso l'estinzione dei dolore nel nirvana.

Il buddismo respinge l'idea di un creatore e di una provvidenza, perché l'onnipotenza, l'onniscienza e la misericordia di Dio non sono compatibili con l'esistenza di un mondo immerso nel dolore e moralmente cattivo né col castigo eterno dei peccatori.
Ciò che accade nel mondo è solo effetto della legge del compenso che si applica automaticamente, senza predilezioni o avversioni personali, punendo tutto ciò che è cattivo e premiando ciò che è
buono. Da una parte il buddismo nega l'esistenza dell'io individuale, dall'altra ammette un compenso a tutte le azioni attraverso la reincarnazione. Nella morte gli elementi materiali e spirituali dell'uomo si sciolgono e periscono, ma il flusso della vita cosciente continua, alimentato dal Karman, al di là della morte e costituisce la base per la formazione di un nuovo essere che è diverso dal morto ma è insieme la sua continuazione, l'inevitabile crede delle sue opere.
Partendo dalla constatazione del dolore, di questa perpetua, rinascita-morte-rinascita dell'uomo, il buddismo indica la via della felicità attraverso l'annientamento del dolore.

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